La situazione della comunità LGBTQI in Armenia

L’ articolo che ho pubblicato nel sito Spagnolo DosManzanas sulla situazione della comunità LGBTQI in Armenia… → Qui il testo completo (in Spagnolo)

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La situazione delle comunità LGBTQI in Europa Centro-Orientale: Turchia

Il mio articolo per la rubrica Homo Wiadomo di East Journal sulla situazione della comunità LGBTQI in Turchia… → Qui il testo completo dell’ articolo

La situazione delle comunità LGBTQI in Europa Centro-Orientale: Ucraina

Il mio articolo per la rubrica Homo Wiadomo di East Journal sulla situazione in Ucraina… → Qui il testo completo dell’ articolo

La situazione delle comunità LGBTQI in Europa Centro-Orientale: Georgia

Il mio articolo per la rubrica Homo Wiadomo di East Journal sulla situazione della comunità LGBT in Georgia … → Qui il testo completo dell’ articolo

La situazione delle comunità LGBTQI in Europa Centro-Orientale: Moldova

Quello che segue é il secondo in una serie di post dedicati alla situazione delle comunità LGBTQI dell’Europa centro-orientale. L’obbiettivo di questi post é analizzare la situazione delle comunità gay paese per paese, nell’intento di fornire al lettore strumenti che gli permettano di meglio comprende le dinamiche in atto in questa regione. Questo secondo post é dedicato alla situazione della comunità LGBTQI in Moldova (conosciuta in Italia anche come “Moldavia”).

Nell’ultimo “Rainbow Index”, che é stato pubblicato recentemente dall’organizzazione ILGA-Europe, la Moldova ha ottenuto -4,5 punti (come la Russia) collocandosi all’ ultimo posto in Europa per il rispetto dei diritti umani e civili delle minoranze sessuali.  La fragile repubblica Moldova ha vissuto negli ultimi anni una grave crisi politica di cui le minoranze sessuali sono state, purtroppo, le prime vittime (rimando il lettore interessato alla situazione politica moldava all’articolo che ho scritto recentemente per East Journal sull’elezione del nuovo presidente del paese). Le organizzazioni di difesa dei diritti di Gay, Lesbiche, Transessuali e Bisessuali  (come GenderDoc-M), del resto, denunciano da tempo che i crimini d’odio, le discriminazioni e gli ostacoli alla libertà di associazione di cui sono vittime le persone LGBT non hanno fatto che crescere negli ultimi anni. Anche l’Unione Europea ha espresso la sua preoccupazione per queste crescenti manifestazioni di intolleranza e discriminazione.

L’omosessualità é rimasta illegale in questo paese durante tutto il periodo sovietico ed é stata legalizzata solo nel 1995. Nel 2002, inoltre,  é stata approvata una riforma del codice penale che ha fissato a 16 anni l’ età del consenso per i rapporti sessuali sia omosessuali che eterosessuali. Lo stato, però, non riconosce nessun diritto alla comunità gay, lesbica, trans, queer e intersessuale.

  • non esiste riconoscimento giuridico alcuno per le coppie e famiglie LGBT.
  • non vi sono leggi che sanzionino l’omofobia e le discriminazioni sulla base dell’identità di genere e l’ orientamento sessuale
  • l’adozione per le coppie o individui LGBT é illegale
  • La Costituzione proibisce il matrimonio tra persone dello stesso sesso
  • non sono previste procedure che permettano alle persone che si sottopongono ad una operazione di riattribuzione chirurgica di sesso di ottenere il riconoscimento amministrativo del cambio di genere.

Il primo Pride nella storia del paese si tenne nel 2002. Da allora si sono tenuti Pride quasi tutti gli anni. Le autorità, però, hanno a più riprese (nel 2005, 2006, 2007, 2008 e nel 2010) proibito o tentato di proibire la celebrazione dell’evento per ragioni di “sicurezza e moralità pubblica”.

Omofobia Sociale

Nel dicembre del 2010 un ragazzo di 26 anni si suicidò nella capitale, Chișinău, dopo essere stato vittima di un grave caso di harassment omofobo da parte delle forze di sicurezza.

Questo terribile episodio di omofobia é lungi dall’essere un caso isolato, purtroppo. L’omosessualità é, per molti, ancora un tabù e sono pochi coloro che vivono apertamente la loro sessualità. L’omofobia sociale, l’ostilità di una parte importante della popolazione, é senza dubbio il maggior problema a cui é confrontata la comunità LGBTQI. Una ostilità che é esacerbata dall’azione dei gruppi religiosi locali che attaccano i Pride, propagano un’omofobia estremamente violenta e svolgono, in generale, un ruolo deleterio alimentando l’odio, benedicendo leggi anti-gay e decorando politici omofobi. Negli ultimi mesi, per esempio, le principali città del paese sono state letteralmente inondate di volantini che propugnano un’omofobia estremamente violenta e delirante. I volantini sono anonimi ma le autorità sono convinte che dietro di essi si trova la chiesa ortodossa. Questo ha provocato una crisi nelle relazioni tra stato e chiesa. La polizia ha perquisito due chiese a Bălți e ha arrestato un politico dell’estrema destra clericale dopo avere rinvenuto 1,300 copie di un pamphlet omofobo nella sua macchina. La reazione delle autorità ecclesiastiche, però, non si é fatta attendere. Un vescovo ha difeso i volantini affermando che “contengono la pura verità” sull’omosessualità e ha accusato il governo di volere intimidire la chiesa.

A tutto questo si deve sommare inoltre la decisione dei comunisti pro-russi di utilizzare l’omofobia come arma nella guerra (politica) senza esclusione di colpi che li oppone alle forze modernizzatici e pro-europee che sostengono il governo di centro-destra dell‘Alianţa pentru Integrare Europeană (Alleanza per l’Integrazione Europea, AIE). I comunisti, ispirati dalle leggi omofobe approvate recentemente in varie città russe, hanno deciso, infatti, di allearsi alla chiesa ortodossa. Il loro obbiettivo é evidentemente quello di presentare il governo dell‘AIE come un governo anti-nazionale che “corrompe” la nazione moldava imponendole “depravazioni” straniere come l’omosessualità. A questo fine hanno moltiplicato gli attacchi alla comunità gay, trasformando i diritti LGBT in uno dei campi di battaglia della guerra politica in corso nel paese.

Nel febbraio di quest’anno la seconda città del paese, Bălți, ha proibito la cosiddetta “propaganda omosessuale” su proposta del partito comunista che governa la città (la legge fu “benedetta” dalla chiesa locale che chiese la sua estensione a tutto il paese). Leggi simili sono state proposte e approvate dal PCMR nelle città di Anenii Noi e Ceadîr-Lunga e in due comuni situati nel distretto di Făleşti, Chetriș e Hiliuţi. Anche la città di Drochia, nel nord del paese, si é sommata recentemente a questo trend proibendo qualunque menzione dell’omosessualità in pubblico.

I comunisti e gli ortodossi si sono uniti anche per condannare con forza la legge contro le discriminazioni, presentata recentemente dal governo (la norma estende la tutela della legge alle persone LGBT vittime di violenze e discriminazioni e sanziona la promozione dell’odio omofobo). La Chiesa Ortodossa Moldava e il Partito Comunista (PCMR) hanno, infatti, accusato il governo di promuovere l’omosessualizzazione della società e hanno chiesto il ritiro immediato della legge.

Moldova Sucks?

Come abbiamo visto la situazione della comunità LGBTQI moldava é estremamente difficile. Hanno forse ragione, quindi, Bruce Willis e il mio amato John Malkovich quando proclamano che “Moldova Sucks!” nella scena finale di “Red“? La risposta, almeno per quel che mi riguarda, é un enfatico No. La situazione é quella che é ma vi sono segnali positivi che meritano di essere sottolineati:

Il primo elemento che merita di essere sottolineato é l’assenza di una sistematica propaganda governativa omofoba. Il governo dell’AIE ha mostrato una certa attenzione e apertura verso la situazione delle minoranze sessuali. La proposta di legge contro l’omofobia, che tra poco dovrebbe essere dibattuta dal parlamento, ne é la riprova.

Negli ultimi anni, inoltre, la comunità LGBT si é sviluppata. Il primo club gay, il Jaguar Dance and Music Club, aprì nel 2009 a Chișinău e da allora sono nati vari locali e bar gay-friendly.

L’elemento più importante é però probabilmente un altro: la strutturazione e lo sviluppo di un movimento gay molto ben organizzato come GenderDoc-M. I militanti di GenderDoc-M fanno un lavoro straordinario in circostanze spesso molto difficili ed é soprattutto grazie a loro che c’è permesso sperare in un futuro migliore per le comunità LGBT della Moldova.

Copyright © 2012 Eitan Yao

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La situazione delle comunità LGBTQI in Europa Centro-Orientale: Albania

1Come ha notato l’attivista del gruppo LGBT Pink Embassy/LGBT Pro Albania, Altin Hazizaj, il 17 maggiosarà un giorno speciale, la bandiera LGBT sarà issata per la prima volta a Tirana”. Tra pochi giorni, infatti, l’Albania celebrerà, in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia (IDAHO), il primo Gay Pride della sua storia. La marcia sarà accompagnata da una serie di iniziative culturali, mostre, dibattiti, concerti, proiezioni di film e uno spot contro l’omofobia che sarà trasmesso in tv.

Mi sono già occupato delle vive polemiche che hanno accompagnato l’annuncio di questa importante manifestazione in un recente articolo pubblicato su East Journal. In questo post tenterò di offrire una visione d’insieme sulla situazione che gay, lesbiche, transessuali, bisessuali, intersessuali e queer vivono in questo paese.

La Repubblica d’Albania (Republika e Shqipërisë in albanese) conta poco più di 3 milioni di abitanti e confina a nord-ovest con il Montenegro, a nord-est con il Kosovo, a est con la Macedonia e a sud con la Grecia; le sue coste si affacciano sul Mar Adriatico e sullo Ionio. L’attuale Primo ministro è il leader del Partito Democratico d’Albania (Partia Demokratike e Shqipërisë, PD) Sali Berisha, che presiede un governo di coalizione tra partiti di centro-destra, mentre il Presidente della Repubblica è un altro dei leader storici del PD, Bamir Topi.

La situazione delle comunità LGBT albanese resta precaria e difficile, pur a dispetto di alcuni cambiamenti significativi che sono avvenuti negli ultimi anni: Le relazioni omosessuali furono legalizzate nel 1995 e nel 2010 il parlamento ha approvato un’ importante legge contro le discriminazioni che vieta ogni discriminazione, anche quelle sulla base dell’identità di genere e l’ orientamento sessuale. La misura é stata celebrata a giusto titolo dalla comunità internazionale e dalle istituzioni europee. Purtroppo, però, non esiste riconoscimento giuridico alcuno per le coppie e famiglie LGBT. Né sono previste procedure che permettano alle persone che si sottopongono ad una operazione di riattribuzione chirurgica di sesso di ottenere il riconoscimento amministrativo del cambio di genere.

Nell’ultimo “Rainbow Indexelaborato recentemente da ILGA-Europe il Shqipëria (Paese delle Aquile) ha ottenuto +6 punti (come Bulgaria, Francia, Romania e Serbia)  in una scala che va dal -4,5 della Moldova e della Russia al +21 del Regno Unito.

Omofobia Sociale

L’omosessualità é, per molti, ancora un tabù. L’omofobia sociale resta, infatti, uno dei maggiori problemi per la comunità LGTB. Un buon esempio del peso dell’omofobia sono i gravi incidenti che, nel 2010, seguirono il coming-out pubblico di Klodian Çela, un concorrente del Big Brother albanese. Il coming-out di Çela provocò, infatti, una vera e propria rivolta nella sua città natale, Lezhë. Centinaia di persone salirono per strada gridando “Lezhë é pulita. Non ci sono omosessuali da noi”. Le manifestazioni di Lezhë sono un caso estremo, ma la comunità LGBT é quotidianamente vittima  di gravi violenze, che si dirigono soprattutto contro la comunità Trans. Un fatto che é stato riconosciuto anche dal 2011 Progress Report on Albania elaborato dalla Comissione Europea. Il Rapporto elogia l’approvazione di misure contro le discriminazioni ma nota che molto resta ancora da fare per garantire il pieno riconoscimento dei diritti della comunità LGTB. Il rapporto nota inoltre che l’omofobia sociale é ancora molto forte e che le persone trans sono, in particolare, vittima di gravi violenze e insta le autorità locali a applicare pienamente le norme che hanno approvato. L’associazione Pink Embassy/LGBT Pro Albania ha raccolto e denunciato molti di questi casi di discriminazione in un dettagliato rapporto che ha presentato qualche mese fa.

…alimentata da Politici e Religiosi.

Recentemente hanno avuto grande eco, anche all’estero, le dichiarazioni del vice-ministro della difesa Ekrem Spahiu, che ha dichiarato al quotidiano “Gazeta Shqiptare” che l’unica cosa che gli faceva venire in mente l’idea di un Gay Pride era che i gay “dovrebbero essere presi a manganellate”. Ma le dichiarazioni omofobe di Spahiu sono lungi dall’essere un caso isolato. Troppo spesso politici (purtroppo anche di sinistra), religiosi e funzionari pubblici alimentano l’odio con dichiarazioni omofobe di una estrema violenza. Nel 2010, durante la giornata mondiale contro HIV/AIDS, il vice presidente della Commissione parlamentare sul Lavoro, Affari Sociali e Salute Tritan Shehu, dichiarò che “l’omosessualità deve essere trattata dai medici con gli ormoni e con cure psicologiche” (affermazioni per le quali Shehu é stato condannato).

I gruppi religiosi locali svolgono un ruolo altrettanto deleterio. Le organizzazioni islamiche (l’islam é la religione maggioritaria) considerano gli omosessuali “carne straniera” e una “minaccia per i fondamenti della famiglia”, e l’immancabile chiesa cattolica non manca mai di ripetere che “l’omosessualità é contro l’ordine naturale e la morale della società”.

Una situazione in evoluzione.

Nonostante le difficoltà, però, la situazione pare stare evoluendo nella buona direzione. Le dichiarazioni di Spahiu sono state immediatamente condannate dal primo ministro Sali Berisha che ha sottolineato che “l’Albania e’ un paese libero e nessuno puo’ pensare che noi limiteremo le manifestazioni”. Negli ultimi anni Sali Berisha ha mantenuto, almeno a parole, un atteggiamento positivo verso la comunità LGBTQI. Nel 2009 il politico conservatore albanese sorprese il mondo annunciando che il suo governo intendeva approvare una legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso (l’annuncio provocò la furibonda reazione delle organizzazioni religiose e alla fine Berisha fu costretto a rinunciare al suo progetto). Quella discussione pose il tema dei diritti civili al centro dell’agenda politica e, sopratutto, contribuì a aprire un dibattito su questo tema in un paese dove, come abbiamo visto, questo é lungi dall’essere facile. Come ha dichiarato l’attivista Altin Hazizaj in un’ intervista: “in altre zone del mondo le attitudini verso l’omosessualità cominciarono a cambiare nel 1968, in Albania abbiamo cominciato nel 2010

Negli ultimi anni Pink Embassy/LGBT Pro Albania ha moltiplicato le iniziative. L’organizzazione sta monitorando l’applicazione, non sempre soddisfacente, della legge contro le discriminazioni e ha dichiarato che farà ricorso contro il codice sulla famiglia che, in violazione della costituzione albanese, proibisce il matrimonio egualitario. Il mero fatto che l’Albania stia per celebrare un Pride sul suo suolo é prova dei cambiamenti in atto nella società albanese. Questo successo é frutto dell’eccellente lavoro che gli attivisti del movimento LGBTQI albanese sono venuti facendo, in circostanze spesso molto difficili, negli ultimi anni.

Buon Pride al movimento e alla comunità LGBTQI Albanese!

Copyright © 2012 Eitan Yao.

È vietata la riproduzione non autorizzata di questo testo.

ps: Visto che  ormai mancano pochi giorni al festival musicale più deliziosamente gay del pianeta (parlo dell”Eurovision Song Contest, naturalmente!) vi lascio con il video di Suus, la canzone con la quale Rona Nishliu rappresenta l’Albania: